"…a questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali,
continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini…
ognuno di noi deve fare la sua parte, piccola o grande che sia,
per contribuire a creare condizioni di vita più umane, perchè certi orrori non si ripetano più…"
Giovanni Falcone

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La Vignicella

Nel 1560 il priore dei Gesuiti  acquistò un appezzamento di terreno,chiamato Vignicella perchè vi crescevano rigogliose viti, per realizzare una casa di villeggiatura dove i suoi confratelli postessero trovare riparo dalla canicola dell'estate palermitana.
Nel 1767 in seguito dell'espulsione dei Gesuiti il fondo,che si era allargato in seguito alla donazione del limitrofo Fondo Scibene,fu venduto all'asta.
Non si hanno notizie certe della destinazione d'uso della casa fino al  1883 quando un'Opera Pia l'acquistò per costruirvi la  "Real casa dei matti"...ovviamente un manicomio.

Il prospetto della costruzione,a tre ordini, si presenta con un piano rialzato con cinque aperture ad arco:due chiuse da cancellate fisse e due murate, quella centrale è l'ingresso chiusa da una pesante cancellata e a cui si accede da una scala a due rampe in stile vagamente spagnolo.
Accedendo all'interno si nota nella parete di sinistra un affresco che nella parte superiore rappresenta un pergolato con un pavone al centro "poggiato" su una fascia di piastrelle di maiolica che a mò di mosaico riproduce angeli musicanti circondati da un bel paesaggio,che fa da cornice ad una fontana ormai insesistente.
Al piano terra si trovano le celle nelle quali venivano rinchiusi gli ammalati più gravi,la cucina oggi trasformata in museo dove sono esposti  antichi strumenti medici ed attrezzature usate per la cura ed il contenimento degli ammalati e l'ex refettorio dei Gesuiti adibito a sala congressi.
Al primo piano vi sono cinque celle chiuse dalle pesanti e  tristi porte originali con lo spioncino che serviva a controllare i degenti .
La finestra del corridoio è murata a metà per impedire la visuale dall'esterno.
Al secondo ci sono due stanzoni e i servizi igienici e le due antiche celle d'isolamento.
Ai piedi della scala d'ingresso si notano tre aperture protette da grate che conducono al qanat che occupa buona parte del sottosuolo di Palermo.
Il complesso comprende anche la chiesa dedicata alla Madonna dello Scibene con la particolare forma a croce e il bellissimo giardino con un colonnato che reggeva il pergolato e una grande "gebbia" (dall'arabo gabiya) una vasca che attingeva direttamente dal qanat usata per l'irrigazione dei campi.
Oggi nel giardino c'è un orto botanico con piante grasse provenienti da diversi continenti.
Accanto alla chiesa vi è un edificio dove è visibile una meridiana che porta la data del 1762.
La Meridiana

1 commento:

stella ha detto...

Sempre articoli interessanti, Mirella!

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