"…a questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali,
continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini…
ognuno di noi deve fare la sua parte, piccola o grande che sia,
per contribuire a creare condizioni di vita più umane, perchè certi orrori non si ripetano più…"
Giovanni Falcone

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Palazzo Chiaramonte -Steri

Palazzo Chiaramonte detto lo "Steri"- dal latino Hosterium cioè palazzo fortificato-  è stato dagli inizi del 1300  fino al 1392 la residenza dalla potente e nobile famiglia dei Chiaramonte.
Dalla fine del 1400 al 1517 fu residenza dei Viceré spagnoli che lo confiscarono ai proprietari accusati di tradimento contro la corona di Spagna .
Quando il sovrano spagnolo elesse come sede del rappresentante della corona in Sicilia Palazzo dei Normanni l'edificio divenne sede della Regia Dogana.
Dal 1600 al 1782 ospitò il tribunale del Santo Uffizio quindi la struttura venne adattata alla sua nuova destinazione d'usosi costruirono infatti:le carceri e la sala delle torture al piano inferiore del palazzo,del suo sinistro passato rimangono alcuni graffiti rinvenuti nelle stanze adibite a celle
Dopo l'abolizione della Santa Inquisizione  il Palazzo fu utilizzato come  rifugio per i poveri e successivamente  divenne Regia Impresa del Lotto e, dal 1800 al 1958, sede di uffici giudiziari.
Nel 1958 è passato alla Regione Siciliana e poi all'Università degli Studi di Palermo che lo ha destinato a sede del Rettorato.
La costruzione si sviluppa intorno ad un cortile di forma quadrata,originariamente a due piani, il terzo fu aggiunto nella seconda metà del 1300.
Gli ambienti dei tre i piani prendono luce dalle bifore poste sui prospetti, tranne il salone che presenta sue serie di  trifore sui due lati lunghi e si affaccia sul cortile interno.
All'interno vi si può ammirare la  " Sala dei Baroni" (ora conosciuta anche come "Aula magna" in quanto stanza di rappresentanza del rettore )che presenta un  prezioso soffitto ligneo  a grandi travature risalente alla seconda metà del 1300 decorato da scene ispirate alle avventure cavalleresche.
Da qualche anno vi è esposta al pubblico la famosa tela ad olio di Renato Guttuso "Vucciria"


 Uno dei graffiti ritrovati che reca una straziante scritta in dialetto siciliano"Cavuru e fridu sintu ca mi pigla/ la terzuru tremu li vudella/ lu cori e l'alma s'assuttiglia" Ho freddo e caldo, mi ha preso la febbre terzana mi tremano le budella, il cuore e l'anima mi diventano piccoli piccoli".

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