"…a questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali,
continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini…
ognuno di noi deve fare la sua parte, piccola o grande che sia,
per contribuire a creare condizioni di vita più umane, perchè certi orrori non si ripetano più…"
Giovanni Falcone

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Villa Boscogrande

Famosissima per esser stata una delle locations scelte da Visconti per il suo capolavoro Il Gattopardo, Villa Boscogrande è una delle ville più interessante della "Piana dei colli" , luogo di villeggiatura della nobiltà palermitana del '700.
Villa Boscogrande fu fatta costruire ispirandosi alla reggia di Versailles su un preesistente baglio dalla famiglia Sammartino resa nobile da re Filippo V che nominò Giovanni Maria Sammartino di Ramondetto primo duca di Montalbo.

Percorrendo un lungo viale che si snoda nel  magnifico giardino si arriva al doppio scalone che fermandosi su un pianerottolo  non immette direttamente alla casa,il prospetto è sormontato da un fastigio al cui interno spicca lo stemma della casata.
Le decorazioni e gli affreschi  che si possono ammirare nelle sale e nei saloni  sono quelli originali ovviamente un po'  deteriorati dal trascorrere  del tempo che comunque non ne ha mininamente intaccato la bellezza; i pavimenti, anch'essi originali, sono realizzati con mattoni in argilla smaltata con disegni geometrici.
Bellissime le terrazze che si affacciano in un grande giardino che ospita alti alberi secolari.
La residenza che si chiamava  Villa Montalbo assume il nome di Boscogrande in seguito alle nozze  di Felicia Montalbo con un rampollo della famiglia Boscogrande,famiglia di mecenati che spesso hanno dato aiuto e sostegno ai giovani artisti dell'epoca,ne ricordo uno per tutti: Vicenzo Bellini che per sdebitarsi dell'ospitalità  dedica alla duchessa Beatrice una sua opera: Beatrice di Tenda.

Palazzo Bonanno Lungarini

Forse il più bel palazzo barocco di Palermo è stato costruito intorno al 1630 su un nucleo preesistente di costruzioni da Pietro  Bonanno e Scammacca marchese di Lungarini alla cui famiglia è appartenuto fino al agli inizi del XVII quando fu venduto ai baroni di Brodi che lo ristrutturarono.
Nell' ampio prospetto ci sono tre portali dei quali quello centrale incastonato da colonne che reggono uno dei balconi, la facciata è resa spettacolare dal doppio ordine di balconi retti da mensole  con ringhere a petto d'oca sulle cui aperture, sormontati da archi da decoro, trovano posto medaglioni al cui interno sono visibili figure a mezzo busto in stucco.
Dal portale centrale si accede al cortile dove spicca una bellissima fontana del'600 con un fauno dal cortile si accede,inoltre,allo splendido scalone in marmo rosso che porta al loggiato del primo piano,nella prima rampa è visibile un'edicola con un dipinto della Vergine Maria risalente al 1710 è un'immagine della Madonna con il Bambino che in città è chiamata "Madonna 'a bedda" ( la Madonna bella) ritenuta dal popolo miracolosa.
I recenti restauri hanno riportato il palazzo all'antico splendore,uno splendore che lascia senza fiato e hanno riportato alla luce le bicrome decorazioni a rombo  originarie coperte dall'intonaco durante la ristrutturazione del XVII  secolo.




 


 


La Vignicella

Nel 1560 il priore dei Gesuiti  acquistò un appezzamento di terreno,chiamato Vignicella perchè vi crescevano rigogliose viti, per realizzare una casa di villeggiatura dove i suoi confratelli postessero trovare riparo dalla canicola dell'estate palermitana.
Nel 1767 in seguito dell'espulsione dei Gesuiti il fondo,che si era allargato in seguito alla donazione del limitrofo Fondo Scibene,fu venduto all'asta.
Non si hanno notizie certe della destinazione d'uso della casa fino al  1883 quando un'Opera Pia l'acquistò per costruirvi la  "Real casa dei matti"...ovviamente un manicomio.

Il prospetto della costruzione,a tre ordini, si presenta con un piano rialzato con cinque aperture ad arco:due chiuse da cancellate fisse e due murate, quella centrale è l'ingresso chiusa da una pesante cancellata e a cui si accede da una scala a due rampe in stile vagamente spagnolo.
Accedendo all'interno si nota nella parete di sinistra un affresco che nella parte superiore rappresenta un pergolato con un pavone al centro "poggiato" su una fascia di piastrelle di maiolica che a mò di mosaico riproduce angeli musicanti circondati da un bel paesaggio,che fa da cornice ad una fontana ormai insesistente.
Al piano terra si trovano le celle nelle quali venivano rinchiusi gli ammalati più gravi,la cucina oggi trasformata in museo dove sono esposti  antichi strumenti medici ed attrezzature usate per la cura ed il contenimento degli ammalati e l'ex refettorio dei Gesuiti adibito a sala congressi.
Al primo piano vi sono cinque celle chiuse dalle pesanti e  tristi porte originali con lo spioncino che serviva a controllare i degenti .
La finestra del corridoio è murata a metà per impedire la visuale dall'esterno.
Al secondo ci sono due stanzoni e i servizi igienici e le due antiche celle d'isolamento.
Ai piedi della scala d'ingresso si notano tre aperture protette da grate che conducono al qanat che occupa buona parte del sottosuolo di Palermo.
Il complesso comprende anche la chiesa dedicata alla Madonna dello Scibene con la particolare forma a croce e il bellissimo giardino con un colonnato che reggeva il pergolato e una grande "gebbia" (dall'arabo gabiya) una vasca che attingeva direttamente dal qanat usata per l'irrigazione dei campi.
Oggi nel giardino c'è un orto botanico con piante grasse provenienti da diversi continenti.
Accanto alla chiesa vi è un edificio dove è visibile una meridiana che porta la data del 1762.
La Meridiana

Qanat

Il  sottosuolo di Palermo è attraversato da una serie di cavità artificiali costruite in epoca araba denominati "qanat".
Il "qanat"è un' opera sotterranea di ingegneria idraulica che per secoli ha permesso di prelevare acqua da sorgenti sotterrane ma anche da falde acquifere poste in superficie.
Le acque vengono  incanalate tra  lunghe gallerie a pendenza regolare e continua che riescono a sfruttare l’acqua del sottosuolo e portarla così in superficie.
In pratica  è formato da una serie di cunicoli verticali simili a pozzi, collegati da un canale sotterraneo in lieve pendenza.
Grazie a questa tecnica,inventata dai persiani, l'acqua arriva in superficie senza necessità di pompaggio dato che  fluisce solo per effetto della gravità poiché la destinazione è più bassa rispetto all'originee può  essere trasportata a grande distanza senza il  pericolo d'evaporazione a causa del gran caldo palermitano.

    Fontana Pretoria




    La fontana,sita al centro di Piazza Pretoria, risale alla prima metà del ‘500 era stata commissionata da un nobile fiorentino per decorare il giardino della sua villa in Toscana, fu acquistata dal Senato palermitano nel 1573.
    La Fontana è in marmo di Carrara ed ha una pianta ellittica, al centro è posto un candelabro con tre vasche degradanti alla fine del quale troviamo una statua rappresentante il Genio di Palermo che versa l’acqua che a cascata giunge alla grande peschiera posta in basso.
    La parte centrale è circondata dalle raffigurazioni scultoree di varie divinità mitologiche romane ed etrusche.
    La struttura è divisa in quattro settori  da scalinate , in ogni settore al livello inferiore troviamo una vasca con una  figura allegoriche rappresentante uno dei quattro  fiumi della città:Papireto, Oreto, Maredolce e Gabriele.
    La fontana era chiamata anche “Fontana della Vergogna” perchè la nudità delle statue offendeva il comune senso del pudore.
    Leggenda narra che una notte le suore di un convento di clausura che si affaccia sulla piazza, disgustate dall'oscenità delle statue ne abbiano distrutto le pudenda, per eliminare così le "vergogne".
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